Money. Fashion. Power.

Le green influencer ci offrono il loro punto di vista sui temi caldi della Fashion Revolution Week 2022

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Laura Zunica

Money. Mi è capitato di trovare in una vetrina di un negozio fast fashion un meraviglioso cappotto con un cartello a caratteri cubitali SUSTAINABLE WOOL: non mi sono potuta astenere dall’entrare a curiosare. Quel cappotto, che comunque era Made in Bangladesh, aveva sì l’indicazione sull’etichetta di un 10% di sustainable wool, ma il restante 90% era poliestere, neanche riciclato. Quello che mi ha fatto più rabbia è stata la comunicazione ingannevole, poiché in questi termini, un consumatore non ficcanaso come posso essere io che me ne occupo anche di lavoro, leggendo un “sustainable wool” può essere spinto all’acquisto pensando di fare del bene al pianeta e alle persone. Quando in realtà sta solo acquistando l’ennesimo capo di fast fashion che non salvaguarda né l’ambiente, né i diritti di nessuno. In un momento storico dove l’essere green serve a vendere, è necessario fare attenzione più che mai ai messaggi passati dai vari brand. L’unico strumento che abbiamo a disposizione, in questo caso, è leggere sempre le etichette, imparando a conoscere i materiali e le implicazioni del loro uso. Oltre a, naturalmente, ridurre i consumi prima di tutto e normalizzare quelli di seconda mano.

Fashion.  È una questione che fa leva sul senso di inadeguatezza: le campagne di marketing, in maniera sottile (ma a volte neanche troppo) tendono a farci sentire inadeguati così come siamo. Per fortuna, loro hanno il rimedio in tasca: con un determinato capo di abbigliamento o accessorio, non saremo più inadeguati quindi potremo essere senza dubbio accettati dalla collettività e felici. Peccato che, in questa incalzante creazione di un nuovo bisogno dopo l’altro, appena si sopperisce alla necessità (fittizia) di procedere a un nuovo acquisto, questo diventa subito obsoleto suscitando in noi la necessità di sopperire al bisogno (irreale) successivo, in una catena senza fine. Come uscirne? Assumendo consapevolezza di queste dinamiche per poter diventare consumatori responsabili e tornare padroni delle proprie scelte.

Power. Credo profondamente che il consumatore giochi un ruolo chiave nella creazione di un domani realmente sostenibile, sia da un punto di vista ambientale che sociale. Purtroppo non ne siamo sempre consapevoli e questo ci trasforma in pedine molto facili da spostare sul mercato, tra un bisogno indotto e l’altro. Come già detto nel paragrafo precedente, la chiave per riprendere in mano questo potere e attuare il cambiamento di cui abbiamo bisogno è l’assunzione di consapevolezza. Informiamoci da fonti adeguate, approfondiamo e non diamo mai nulla per scontato.

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Federica Isolini

In una Terra che ruota attorno all’asse del consumo non c’è megafono più forte del potere d’acquisto: quando investiamo i nostri soldi in un capo votiamo per il mondo che vogliamo e lo facciamo anteponendo il valore al risparmio, la qualità alla quantità, l’etica al profitto.

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Greta Volpi

Money. Quando siamo in un negozio e ci imbattiamo in magliette a 5€ o a pantaloni a 19.99€ potremmo pensare che si tratti di un’offerta unica, da sfruttare subito. Molto spesso, proprio spinti dall’idea di fare un affare, acquistiamo d’impulso e non ci fermiamo a riflettere sul perché quel prezzo è così basso.
Dovremmo però essere consci del fatto che i brand di moda che tengono i prezzi così bassi, appaltano la produzione ad altre aziende in paesi in via di sviluppo, soprattutto del sudest asiatico (come Pakistan, India, Vietnam, Indonesia, Cina) e dell’area mediterranea (Tunisia, Marocco). E non hanno visibilità o controllo dei loro metodi produttivi e delle catene di approvvigionamento. L’unico criterio di scelta di questi fornitori è il costo di produzione basso. Un costo di produzione basso significa pagare una miseria i lavoratori, che si ritrovano a lavorare a ritmi insostenibili per via del grande volume delle commesse, in condizioni al limite della schiavitù, spesso in fabbriche che cadono a pezzi. In questo tipo di realtà non è nemmeno così estraneo il lavoro minorile. 
Ma non solo, c’è anche il problema dell’impatto ambientale. Anche i tessuti vengono scelti sulla base del costo e non sull’eventuale danno ambientale che causano. Non vi è attenzione alle tecniche di produzione, né sulle sostanze chimiche aggressive utilizzate per tingere o produrre i tessuti. L’impatto negativo sull’ambiente deriva soprattutto dall’uso di pesticidi che inquinano i fiumi e i terreni vicini alle fabbriche, e l’applicazione di coloranti tossici o sostanze dannose e aggressive impiegate per colorare o sbiancare i tessuti. 
I vestiti però non inquinano solo quando vengono prodotti, bensì anche quando vengono lavati (basti pensare al problema delle microplastiche rilasciate dai tessuti in poliestere ad ogni lavaggio) e quando vengono gettati via, venendo spesso bruciati o dimenticati in discarica.

Fashion. Nel corso del tempo, i grandi gruppi di moda low cost hanno deciso di moltiplicare i propri guadagni producendo fino a 52 mini collezioni all’anno, in pratica una alla settimana, facendo abituare i consumatori alla novità e trasformandoli in fashion addicts, dipendenti dalle offerte imperdibili e intimoriti dal non trovare dopo poco tempo, un capo che li attraeva particolarmente.
Con l’esplosione del fast fashion e delle pratiche commerciali messe in atto per combatterlo, anche i grandi marchi del lusso hanno iniziato a moltiplicare le proprie collezioni, portando con sé non solo effetti disastrosi sul pianeta, ma anche sul prodotto moda, sul mondo delle sfilate e sull’originalità del risultato finale.
Molte case di moda inoltre, sono state acquistate da società finanziarie che desiderano risultati immediati e redditività istantanea con conseguenti pressioni sui designer, spinti a disegnare e a produrre sempre di più.
Il low cost quindi non ha accentuato “solo” i problemi di inquinamento ambientale e sfruttamento dei lavoratori, ma sta uccidendo anche la moda stessa.

Power. Dobbiamo sempre ricordarci che sono i soldi a guidare l’offerta delle case di moda: se i consumatori esprimono il desiderio di cambiarsi tutti i giorni e di spendere poco in vestiti, inevitabilmente le aziende faranno di tutto per soddisfare questo “bisogno” del mercato.
Proprio perché sono le scelte di noi consumatori a trainare le aziende, dobbiamo ricordarci di agire con consapevolezza.
Richiedere comportamenti responsabili nei confronti dell’ambiente e delle persone, pretendere trasparenza nell’intera supply chain, fare acquisti consapevoli: sono queste le azioni di consumo responsabile che ognuno di noi dovrebbe abbracciare. Solo così potremmo davvero rivoluzionare il settore della moda.

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Federica Albertin

Money. I nostri nonni erano abituati ad avere poco ma di qualità. Ricordo che quando dicevo al nonno che avevo comprato una maglietta a 5 euro mi guardava con gli occhi strabuzzati: per lui era inconcepibile avere un buon prodotto, fatto da mani sapienti, a quel prezzo. Nel mio piccolo cerco di raccogliere questo insegnamento: do valore alle cose, alle persone che ci hanno lavorato dietro, ai materiali che sono stati impiegati, perché siano nel rispetto sociale e ambientale

Fashion: la società in cui viviamo ci convince di avere sempre bisogno di qualcosa di nuovo, che molto spesso non ci serve ad altro se non a riempire un vuoto da qualche parte. Sicuramente togliersi qualche sfizio è umano e più che accettabile, via i sensi di colpa! Tuttavia siamo colti da una frenesia di acquisto che non ci lascia il tempo di “sudarci” e poi goderci veramente le cose. E dove finiscono poi i nostri vestiti? In fondo all’armadio. Se il minimalismo ci sembra troppo distante possiamo provare con il “poco ma buono”!

Power: se è vero che l’economia mondiale è in mano ad una élite di personaggi e alle major industriali, in realtà noi abbiamo un grande potere: in quanto comsumAttori possiamo scegliere e indirizzare le richieste del mercato. Certo possiamo manifestare in maniera attiva, oppure batterci in politica, ma sono anche – e soprattutto – le nostre piccole scelte quotidiane ad avere un grande valore, soprattutto se tutt* facciamo il nostro pezzo, anche se piccolo. Il messaggio arriverà forte e chiaro, dobbiamo essere fiducios* di questo!

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